Euroinnovators Dépèche mode

I

La moda è un comportamento variabile nel tempo che riguarda i modi del vivere, le usanze e l’abbigliamento. Questa è la definizione disponibile su un qualsiasi dizionario.

Quando la moda è andata al potere? Perché, diventata la nuova religione dei popoli ha consacrato la figura femminile al suo altare? Perché da industria marginale produttrice di abiti è diventata dispensatrice di stili di vita, di icone, una guida spirituale? Come si è potuto legittimare sotto gli occhi di tutti, soprattutto delle donne “emancipate”, questo sacrificio della figura femminile all’altare dell’estetica? Ma ancora di più: com’è possibile che un campo così vasto dell’estetica del vivere si sia incentrato su un campo d’azione così specifico come quello del corpo delle donne? E’ forse questa l’ennesima prova delle nostre origini animali, del fatto che, malgrado l’emancipazione femminile, a dirigere il mondo sono sempre gli uomini? Che sono loro quelli che  devono essere ammaliati, conquistati? Che cosa direbbero le femministe di ieri dei nuovi stereotipi femminili che la moda ci propina?

La moda è lo specchio della società e sotto l’apparenza dell’abito che cambia è sempre stato possibile leggere processi di cambiamento più complessi, (culturali, sociali, etici). Per molti la moda è l’elemento qualificatore, distintivo che contraddistingue il nostro essere nella società. Quando si parla di moda si parla anche e soprattutto di un modo di fare comunicazione attraverso le immagini, che spesso servono da icone per rievocare il brand. Nel mondo della moda, il successo del brand spesso dispensa una linea di condotta; il brand agisce come strumento di una trasformazione sociale. Perché ciò accada, lo stilista, o meglio il sistema economico che gli sta dietro, deve diventare artefice di uno stile, di cui il prodotto è parte qualificante, distintiva. E la donna è il mezzo che spesso la moda usa per diffondere questo stile. Nella moda la donna si identifica con l’estrema bellezza; ma quanto può reggere questo ruolo? La donna comune è sempre più insoddisfatta, spinta ad ambire una immagine pressochè irraggiungibile. Si perché nascere belle sembra essere una questione di fortuna, di destino…

Il passaggio da fenomeno di moda a fenomeno di stile, o come si preferisce dire, a stile di vita è il goal finale di qualsiasi processo di marketing, ottenuto attraverso la focalizzazione del marchio per creare una immagine unica, iconografica e riconoscibile, facilmente identificabile. Ma che cosa ne è della figura femminile nell’immaginario collettivo? La trasformazione dell’industria della moda, apertasi a mercati globali, ha spinto alla valorizzazione del logo; ma se protagonista di questa comunicazione è il corpo femminile, che cosa ne è della femminilità? Fino a che punto si possono spingere le ambizioni dell’immaginario collettivo? Il successo di alcuni prodotti rappresenta un esempio facile da seguire, con poca ricerca e minimi rischi. Questa è l’omologazione; l’immagine non più unica e la qualità del prodotto non giustificano più la differenza di valore fra una firma e l’altra e spesso non c’è più il tempo per creare una tradizione di prodotti. A questo punto l’unica arma a disposizione è quella dell’immagine. Ma tutto questo non è una novità; nell’immaginario collettivo i simboli hanno per lungo tempo creato associazione diretta a modi di comportamento e filosofie di vita.  La moda, la nuova religione con i suoi idoli e i suoi luoghi di culto, (i negozi…), usa la donna allo stesso modo in cui i partiti usano i simboli o i cacciatori usano gli specchietti per le allodole…

UK

Fashion is a behavior that varies over time, regarding the ways of life, customs and clothing. This is the definition provided on any dictionary.
When has fashion come to power? Why has become the new religion of the people, consecrating the female figure to its altar? Why from a marginal industry,  producer of clothes has become a dispenser of lifestyles, icons, spiritual guidance? How was it possible to legitimate under the eyes of everyone, especially of emancipated women , this sacrifice of the female figure at the altar of aesthetics? Furthermore: how is it possible that aesthetics has been so strictly focused on women’s body?
Perhaps is this another proof of our animal origins, of the fact that despite women emancipation, men are still the one who direct the world? The one that need to be charmed, conquered? What would the old feminists say of the new female stereotypes that fashion serves us up? Fashion is the mirror of society and under the appearences that change it’s always possible to identify more complex processes of change  (such as cultural, social, ethical changes).
For many people fashion is the distinctive element that characterizes our social being. When it comes to fashion, communication is above all a matter of images, which often serve as icons for evoking the brand.
In the fashion world, the success of the brand often dispenses a line of conduct; the brand is an instrument of social transformation.
For this to happen, the designer, or rather the economic system that lies behind, must become the creator of a style, in which the product is a qualifying part. And the woman body is the medium that fashion often uses to disseminate this style. In fashion, women are identified with the extreme beauty. But for how long can women hold this role?
Most women are increasingly dissatisfied, driven to aspire to an image almost unattainable; yes, because being beautiful is a matter of chance, fate
The passage from a fashion phenomenon to a style one, or as somebody prefer to say, to a way of life, it’s the ultimate goal of any marketing process, achieved by focusing on the brand image for creating a unique and easily recognizable iconography.
But what’s about the female figure in the collective imagination? The transformation of the fashion industry, which opened to global markets, has led to the enhancement of the brand.
But if the protagonist of this communication is the female body, what happened to femininity? How far can the ambitions of the collective imagination go?
The success of certain products is an easy example to follow, with a little research and minimal risks
This is the uniformity; the image is no more unique and the quality of the product no longer justify the difference in value between a brand and the other, and so often there is no more time to create a tradition of products. At this point the image communication is the only way to distinguish. But all this is nothing new. In the collective imagination symbols have been directly associated to ways of behaving and life philosophies.
The fashion market, like a new religion with its idols and its places of worship, (the shops…), uses women in the same way in which parties use symbols, like an illusory attraction point.

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