Port Arthur Tasmania

 

 

Port Arthur Church. Photo: Lisa De Re

UK

Port Arthur is a small town and former convict settlement on the Tasman Peninsula, in Tasmania, Australia. Port Arthur is one of Australia’s most significant heritage areas and an open air museum. The site forms part of the Australian Convict Sites, an UNESCO property  consisting of eleven penal sites originally built within the British Empire during the 18th and 19th centuries on fertile Australian coastal strips. It is located approximately 60 kilometres south east of the state capital, Hobart. From 1833, until 1853, it was the destination for the hardest of convicted British criminals, those who were secondary offenders having re-offended after their arrival in Australia. Rebellious personalities from other convict stations were also sent here, a quite undesirable punishment. In addition Port Arthur had some of the strictest security measures of the British penal system. The peninsula on which Port Arthur is located is a naturally secure site by being surrounded by water (rumoured by the administration to be shark infested). The 30m wide isthmus of Eaglehawk Neck that was the only connection to the mainland was fenced and guarded by soldiers, man traps and half-starved dogs. Contact between visiting seamen and prisoners was barred. Ships had to check in their sails and oars upon landing to prevent any escapes. However, many attempts were made, and some were successful. Port Arthur was also the destination for juvenile convicts, receiving many boys, some as young as nine. Like the adults, the boys were used in hard labour such as stone cutting and construction. One of the buildings constructed was one of Australia’s first non-denominational churches, built in a gothic style (see image). Despite its reputation as a pioneering institution for the new, enlightened view of imprisonment, Port Arthur was still in reality as harsh and brutal as other penal settlements. Some tales suggest that prisoners committed murder (an offence punishable by death) just to escape the desolation of life at the camp. The Island of the Dead was the destination for all who died inside the prison camps. Of the 1646 graves recorded to exist there, only 180, those of prison staff and military personnel, are marked. The prison closed in 1877.

In 1996 Port Arthur was the scene of a massacre in which  Martin Bryant  killed 35 people and wounded another 23. The Port Arthur massacre remains one of the deadliest shootings worldwide committed by a single person. This terrible event and the equally terrible past proof that from violence comes only violence.  How is it possible that children could end up in a prison camp like that of Port Arthur? What can commit so terrible a boy of nine years to deserve such a severe punishment?
The image shown in this post wants to testify the emptiness that violence generates

I

Port Arthur è una piccola città ed ex colonia penale che si trova sulla penisola della Tasmania in Australia. E’ una delle più importanti aree di interesse storico dell’Australia e museo all’aperto.
Il sito fa parte dei Siti Penitenziari australiani, una proprietà dell’UNESCO composta da undici siti penali. E’ stato originariamente costruito durante l’impero britannico, nei secoli 18 e 19 sulle fertili fasce costiere australiane.
Si trova a circa 60 km a sud-est della capitale dello stato, Hobart. Dal 1833, fino al 1853, era la destinazione per i più duri dei criminali britannici, quelli che erano recidivi e che avevano commesso ulteriori reati, dopo il loro arrivo in Australia. Personalità ribelli, provenienti da altre stazioni carcerarie venivano anche inviati a Port Arthur, una punizione alquanto indesiderabile.
In oltre Port Arthur adottava alcune delle misure di sicurezza più severe del sistema penale britannico. La penisola su cui si trova Port Arthur è un sito naturalmente protetto; è circondata dall’acqua, e in passato si mormorava che le acque circostanti fossero infestate dagli squali.  L’istmo, ampio 30 m di Eaglehawk Neck che era l’unico collegamento con la terraferma era recintato e sorvegliato da soldati, trappole anti uomo e cani pressoché morti di fame. Il contatto tra i marinai che arrivavano sull’isola e i prigionieri era proibito. Prima della partenza, le navi dovevano controllare le vele e i remi per evitare eventuali fughe. Comunque molti furono i tentativi di fuga intrapresi, di cui alcuni andarono anche a buon fine. Port Arthur è stata anche la destinazione per detenuti minorenni, e ospitava molti ragazzi, alcuni di appena nove anni. Come gli adulti, i ragazzi venivano utilizzati in lavori forzati come il taglio della pietra e la costruzione. Fra gli edifici ad esser costruiti dai prigionieri, ci fu una delle prime chiese non confessionali dell’Australia, realizzata  in stile gotico, (vedi immagine). Nonostante la reputazione di istituzione pionieristica per la sua nuova visione illuminata della reclusione, Port Arthur fu  in realtà una prigione dura e brutale come altri insediamenti penali. Alcuni racconti narrano di prigionieri che commisero omici, (reato punibile con la morte),  proprio per sfuggire alla desolazione della vita al campo.  L’Isola dei Morti era la meta per tutti coloro che morivano all’interno del campo di prigionia di Port Arthur. Delle 1646 tombe che si contano sull’isola, solo 180 sono contrassegnate con nomi, e cioè quelle del personale penitenziario e militare. Il carcere è stato chiuso definitivamente nel 1877.

Nel 1996 Port Arthur è stata teatro di un massacro per mano di un solo uomo,  Martin Bryant che ha causato la morte di 35 persone e il ferimento di altre 23 persone.  Viene considerato come uno dei più sanguinosi massacri compiuti a colpi d’arma da fuoco da parte di una singola persona. Questo terribile evento e l’altrettanto terribile passato sono la prova che da violenza nasce solo violenza. E infatti com’è possibile che anche dei bambini potessero finire in un campo di reclusione come quello di Port Arthur? Che cosa può commettere di tanto terribile un ragazzino di 9 anni per meritare una pena così severa? L’immagine riportata in questo post vuole essere la testimonianza del vuoto che genera la violenza attorno a sé…

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