Rachel Whiteread’s sculptures

Uk

The space Whiteread sculptures describe is domestic and public. The spaces she casts are recognizable, even familiar, and one might think of her castings as snapshots, negatives perhaps. They signify like photographs: they refer both to what they look like and what has caused them, iconic resemblance and indexical trace.

And as might be said of photographs of snapshots of home, in particular the real clings to them, held fast by the mechanics of their making.

The space under a dining table or a fireplace mantel, the space inside a wardrobe, these are familiar, even homey, spaces. Dark and low to the ground, they are spaces that children inhabit, in which they hide. It is just there, inside the heimlich, in its concealed and enclosed spaces, and in their “coming to light”, that Freud situated the experience of the uncanny.

The uncanny is nothing new or foreign, but something familiar and old, established in the mind that has been estranged… An uncanny experience occurs… when repressed infantile complexes have been revived by some impression.” (Sigmund Freud “The Uncanny” Studies in Parapsychology, ed. Philip Rieff)

Ghostly presences whether or not they retain the plaster’s white, Whiteread’s doubled domestic interiors are at once perfectly visible and precisely estranged and they are, of course, quite literally impressions. (Howard Singerman from Public Offerings Thames & Hudson editions)

I

Lo spazio descritto dalle sculture di Rachel Whiteread è sia privato che pubblico. Gli spazi che lei ricalca sono tutti riconoscibili e familiari; si potrebbe pensare che i suoi calchi sono delle istantanee, forse dei negativi. Sono impregnati di significato quanto le fotografie: richiamano ciò a cui assomigliano e ciò che li ha generati; sono icone simboliche e tracce indicizzanti. Si potrebbero definire come delle fotografie, delle istantanee di spazi domestici, e nello specifico testimonianze di quel legame stretto che le ha generate.

Lo spazio racchiuso sotto un tavolo o un caminetto, lo spazio di un armadio, tutti spazi a noi familiari. Spazi scuri, bassi, rifugi nei quali i bambini amano nascondersi. È proprio in quei luoghi, nel loro “venire alla luce” che Freud ha individuato l’esperienza col misterioso.

Il misterioso non è qualcosa di nuovo o a noi estraneo, bensì é qualcosa di familiare e antico, individuabile in quella parte del pensiero che è stato scisso… Una esperienza misteriosa avviene… quando quei processi infantili e repressi ritornano alla memoria grazie alle impressioni”. (Sigmund Freud “The Uncanny” Studies in Parapsychology, ed. Philip Rieff)

Fantasmatiche racchiuse nella malta bianca, i calchi degli ambienti domestici di Rachel Whiteread sono nello stesso tempo perfettamente visibili e precisamente estraniati; sono impressioni fortemente impregnate di un notevole significato letterario. (Howard Singerman from Public Offerings Thames & Hudson editions)