Robert Capa: fotografia testimonianza/photography as testimony

  

I

Robert Capa diceva che: “se le tue foto non sono abbastanza buone vuol dire che non sei abbastanza vicino”.  Sapeva che non si può ritrarre la guerra perché è soprattutto emozione. E così coglieva l’evento attraverso l’attimo fuggente di un’emozione. ”Capa emanava un profondo senso di empatia umana per gli uomini e le donne rimasti intrappolati nella realtà” (J. Hersey). E riportava il dramma della vita con ironia e delicatezza. Conquistava le persone con la sua simpatia, le metteva a proprio agio, riprendendone la spontaneità. Sua è l’espressione: “ama la gente e faglielo capire”.  L’esempio che col suo lavoro, Robert Capa ci da è esattamente quello di colui che “fa seguendo la propria natura”.

Il rapporto che Robert Capa ha con la macchina fotografica, la telecamera è spontaneo e complementare. E così il passaggio dall’emozione alla fotografia è immediato, diretto. E se da una parte il suo lavoro può sembrare frammentato, essendo il reporter impegnato a cogliere l’attimo, prima che possa sfuggirgli, dall’altra l’empatia e l’ironia dell’uomo, lo congiungono inesorabilmente.  Ed è così che con Capa la fotografia diventa poesia, esprimendo la sua universalità, e colpendo al cuore ben più a fondo delle parole.

Robert Capa è stato il pioniere di un nuovo modo di riprendere  la guerra. Lui era sempre sul campo di battaglia, là dove l’azione militare aveva luogo.  Una volta disse: “… riparato dietro un tank, riprendevo le azioni di guerra e continuavo a ripetermi una frase che avevo appreso durante la guerra di Spagna: es una cosa muy seria, es una cosa muy seria!” E se da una parte vive l’eccitamento dell’azione, dall’altra soffre dell’ambiguità del suo lavoro: “…poco per volta mi sembra di diventare un avvoltoio. Il più caro augurio di un corrispondente di guerra è di essere licenziato…”. Ma questo non è contradditorio. In fondo tutto ciò esprime la rabbia, la paura, lo stato d’animo di un uomo che fa del suo lavoro la sua missione.

UK

Robert Capa used to say that ” If your photos aren’t so good it’s because you aren’t standing close enough  to the target”. He knew that it’s impossible to portray war because war it’s mainly emotion. And so he could portray history through the glimpse of an emotion. “Capa was very empathic with those men and women who where trapped into reality…” (J. Hersey). And he was able to report the drama of life with irony and tenderness. He seduced people with his sympathy and could film their spontaneity. He used to say: “love people and let them understand it”. The example that Robert Capa has given us with his work is the one of “those who follow their nature”.

The relationship that Robert Capa has with the photo and videocamera is spontaneous and complementary. And so the passage from an emotion to a photography is immediate, direct. And if his artwork looks somehow fragmented, as he was engaged in seizing the moment just before it could run away, his empathy and irony bring it definitely together. It is so that with Capa photography becomes poetry, expressing its universality by moving deeper than words.

Robert Capa has been the pioneer of a new way of reporting war. He was always on the battle field, with those who were fighting. Once he said: “… one time, protected from a tank I was filming the battle and I continued to repeat myself something I’d learnt during the Spanish war:  “es una cosa muy seria, es una cosa muy seria!”.  And if on one hand Capa lives the exitement of the moment, on the other hand he suffers the ambiguity of his work: “…little by little I’ve the sensation to become a speculator. The best a war reporter can wish himself is to lose his job…”. But this is not a contradiction. Finally it all expresses the rage and fears of a man who makes of his work his mission.

Robert Capa muore nel 1954 in Indocina, posando il piede sopra una mina anti-uomo. Aveva 40 anni. /Robert Capa died on 1954 in Indochina, stepping on a landmine. He was 40 years old.