Stephen Sprouse

 

Uk

Before the mid-1950s there was no such thing as cool. Cool started with modern jazz. Hipsters sniffing Benzedrine, the Beats. Cool started with James Dean, Sal Mineo, and Jean Paul Belmondo. Cool continued in the 1960s with Easy Rider and mind altering drugs and the Merry Pranksters of Ken Kesey. In New York City cool was junk, the Electric Circus, the Velvet Underground.

Being cool meant a certain irony, being outside of mainstream society and viewing it with a certain amount of suspicion. Nice people were not cool. Nice people did not have tattoos and piercings. Now, almost everyone who thinks he or she is cool or “different” has a tattoo, but now it’s not cool, because it is mainstream…

Stephen Sprouse was cool. What made him cool? In some ways he was just like the regular guys. He was a nice guy who loved kids and animals. People thought he was a tough guy, with his black clothing and his gravelly voice. In fact, he was not surly, he just looked that way.

Stephen’s vision was so strong and so all-encompassing that it may not have had the flexibility to become commercialized. His were the kind of clothes that you just never saw before.

For Sprouse, Andy Warhol was an inspiration in lots of ways and not just necessarily in a direct way. They both had a certain gentleness and a somewhat detached observance of things. They would watch and carefully assess things and would contribute their own ideas in a very gentle and nonjudgmental way.

They seemed on the surface nonjudgmental, which tends to bring out a lot of interesting qualities in other people.

Teri Toye:

Stephen and I would spend weeks working up outfits. He would draw things and we’d go out shopping for fabrics. He had a seamstress on 57th Street who would make them on me and then Stephen and I would go out.

I mean, there was no collection, there was no editorial, there was no fashion show, so this was the grand finale – going out in them. We weren’t really concerned about people’s reactions and didn’t really pay too much attention to them.

We were just so happy to have completed something and gotten it out on the streets. It wasn’t for sale and it wasn’t about pleasing anyone else. I know Stephen loved it when people he idolized like Andy Warhol or Keith Haring appreciated what it was doing, but I don’t think any of us ever really cared about appealing to the lowest common denominator”.

(Extract from Stephen Sprouse by Roger and Mauricio Padilha – Rizzoli international publications inc)

It

Prima degli anni 50 il termine cool non esisteva. È nato con il jazz. Dalle persone alla moda che sniffavano benzedrine, dai Beats. Cool nasce con James Dean, Sal Mineo, Jean Paul Belmondo. Il termine cool venne utilizzato negli anni 60 con Easy Rider, le droghe e Merry Pranksters di Ken Kesey. In New York City cool era junk, Electric Circus e Velvet Underground.

Essere cool significava avere una certa ironia, essere controcorrente e vedere il conformismo con una buona dose di diffidenza. La gente per bene non era cool. Non aveva tatuaggi e piercing. Oggi chiunque crede di essere “diverso” ha un tatuaggio ma oggi non è più cool perché lo fan tutti…

Stephen Sprouse era cool. Ma che cosa lo rendeva cool? Per certi aspetti era un ragazzo nella norma. Era un ragazzo gentile che amava i bambini e gli animali. La gente pensava che fosse un duro per i suoi abiti scuri e la voce profonda. Sebbene sembrava essere una persona scontrosa, in realtà non lo era.

Il punto di vista di Stephen era così forte e così totalizzante che era difficilmente commerciabile. I suoi erano vestiti che non si eran mai visti prima.

Per Sprouse, Andy Warhol è stato in molti modi una fonte d’ispirazione e non solo necessariamente in modo diretto. Entrambi avevano una certa dolcezza e un modo di osservare le cose alquanto distaccato. Guardavano e valutavano le cose con attenzione e trasmettevano le loro idee in un modo molto dolce, senza giudicare.

Si rivolgevano alle persone non come dei giudici il che tende a far emergere nelle altre persone, un sacco di qualità interessanti.

Teri Toye disse di Stephen:

Stephen ed io trascorrevamo settimane di intenso lavoro ad organizzare il nostro look. Lui disegnava i modelli e poi si usciva a cercare i tessuti. Stephen conosceva una sarta sulla 57th Street che ci confezionava gli abiti su misura, e una volta indossati, io e Stephen andavamo in giro.

Non facevamo una collezione, non preparavamo alcun editoriale, non vi era alcuna sfilata di moda, l’unico gran finale per noi era indossarli e uscire.

Non ci importava la reazione della gente. Eravamo così contenti di aver portato a termine qualcosa e di poterlo indossare per strada. Quello che facevamo non era in vendita e neppure volevamo compiacere qualcuno.

So che Stephen era molto contento quando le persone che lui stimava, come Andy Warhol o Keith Haring apprezzavano quello che lui faceva, ma comunque nessuno di noi era veramente interessato all’approvazione della gente comune.

(Tratto da Stephen Sprouse by Roger and Mauricio Padilha – Rizzoli international publications inc)