The ways of folding space & Flying

 

UK

The Ways of folding space & flying is a multi-channel film installation created by the Korean artistic duo Moon Kyungwon and Jeon Joonho. The project, presented at the Korean Pavilion in Venice, explores an archaelogical quest into human civilization that interweaves history with visions of the future as told through a future-retrospective narrative. It also alludes to the institutional structure and historic evolution of the Venice Biennale, the scale and influence of which have been acquired within a shifting socio-political landscape.

The title of the project stems from the Korean words chukjibeop and bihaengsul. Originating from Taoist practice, chukjibeop means a hypothetical method of contracting physical distance. Bihaengsul refers to a supernatural power to levitate, fly and travel across time and space. They reflect the human desire to surpass the physical and preceived barriers and structures that bind us, despite the apparent absurdity of such imaginings.

The project is part of an ongoing inquiry for Moon & Jeon to make sense of what they perceive as a fundamental function of art in our increasingly uncertain and precarious environment. Instead of trying to provide a definitive thesis, the artists propose ways of imagining the future where existing notions of art and creativity may no longer be relevant. As with the seemingly illogical and ludicrous concepts of chukjibeop and bihaengsul, for them art is a crucial yet curiously unexplainable facet of complex human desires that compel us to imagine, dream, wonder and challenge. (Text by Sook-Kyung Lee)

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The Ways of folding space & flying, una nuova installazione cinematografica multicanale, costituisce una ricerca archeologica all’interno della civiltà umana, che intreccia storia e visioni del futuro in una narrativa a ritroso. Vi si ritrovano anche allusioni alla struttura istituzionale e all’evoluzione storica della Biennale di Venezia stessa, la cui portata e influenza sono state acquisite sullo sfondo di un panorama socio-politico mutevole.

Il titolo del progetto deriva dalle parole coreane chukjibeop e bihaengsul. Chukjibeop trova origine nella pratica Taoista e indica un metodo ipotetico di ridurre la distanza, per fare un lungo percorso in breve tempo. Bihaengsul fa riferimento a un altro potere sovrannaturale, basato su uno dei più antichi desideri dell’uomo, ovvero levitare, volare e viaggiare nel tempo e nello spazio. Questi due termini rappresentavano il desiderio dell’uomo di superare le barriere fisiche e quelle percepite, nonché qualsiasi struttura vincolante, nonostante l’apparente assurdità di un tale immaginario.

Il progetto rientra nella costante ricerca da parte di Moon e Jeon del senso e della funzione fondamentali dell’arte nell’ambiente sempre più incerto e precario nel quale tutti noi viviamo. Invece di fornire una tesi conclusiva, gli artisti propongono diverse tipologie di futuro, dove le attuali nozioni di arte e creatività potrebbero non essere più prertinenti. Così come i concetti irrazionali e assurdi di chukjibeop e bihaengsul, per gli artisti l’arte è un aspetto fondamentale ma al contempo curiosamente inspiegabile dell’insieme dei desideri umani, che ci costringe a immaginare, sognare, ammirare e sfidare.